google-rankbrain

“Ma che non metti link? Ma che non metti i tag?”

No, non li metto i link e non metto neanche i tag. A meno che non abbiano un senso tale da obbligarmi a farlo o magari non ho voglia di fare copia e incolla per aggiungere una citazione!

Il tutto nasce dal “BrainRank” o “RankBrain” (o anche “DrainBrain”) del nuovo Google e dai discorsi dei bloggers/webmastes/socialmediacosis che stanno imperversando nel web.

Parliamoci chiaro, domande come “su quale kw sei posizionato meglio?” oramai iniziano a perdere di significato, e con essa anche qualcuno dei i risultati delle ricerche di BigG.

The Content is King

Per anni abbiamo seguito il “the content is king”, danzandoci sopra come fosse “the rythm is magic”, e tutto funzionava, mettevo “coso versione x” e uscivano le recensioni del “coso” proprio della “versione X”.
Oggi quando cerco la recensione di un prodotto devo sbattermi tra decine di risultati di comparatori di offerte, amazon e shop online, prima di trovare un sito con un’informazione simile ad una recensione, a meno che non cerchi prodotti di nicchia tipo “sensori raggi X per telescopi spaziali”.
A meno che, se sono fortunato, Aranzulla ha già pubblicato un articolo su quali sono i migliori sensori di raggi X per telescopi spaziali mentre sto scrivendo questo post, ma non sempre lo sono.

Perchè tutto questo?

Le ragioni sono sempre le stesse, la tecnologia va avanti e oggi da la possibilità (a google) di fare cose nuove che ieri erano costose o difficili.

Si ma in parole povere, cosa è cambiato?

Il nuovo sistema di estrapolazione dei risultati di ricerca di Google è cambiato. Radicalmente.
Mentre prima venivano elaborati i 200 e più parametri di una pagina e ne veniva tirato fuori un numero, oggi hanno trovato un modo di calcolare una specie di “previsione dell’intenzione” dalla domanda dell’utente, cercando di spingere più avanti l’asticella della “premonizione delle risposte”.

Gergalmente viene chiamata la “semantica della query”, ovvero l’estrapolazione dell’intenzione, o del bisogno, che ha la persona che farti una domanda.
In pratica se un tizio ti chiede “che ore sono?” sai che sta facendo tardi.

Perciò ci sono 2 fattori che vengono messi in gioco: la comprensione della domanda e la scelta migliore tra i risultati della risposta.
Quindi a “che ore sono” normalmente si risponde con l’orario, anche se si pensa “eh, ciccio, hai fatto tardi… ” che sarebbe la risposta corretta.

Prima di proseguire ci sono un paio ci considerazioni importanti da fare.

Considerando che fino ad oggi i siti si creavano per interpretare al meglio l’algoritmo prettamente matematico usato da Google, creando così siti che avevano una struttura meccanica anche di scrittura del contenuto.

Considerando che fino ad oggi gli utenti erano abituati a fare le query in quello che chiamo “google mode”, ovvero che se cerco le recensioni delle lampadine a led con i filamenti da 20 watt da mettere in camera in google mode scriverei “lampadine led filamenti 20w”.

Dobbiamo comprendere che:

Da un lato c’è il primo problema del signor Motore di Ricerca Google: come rielaboro i “numeri” dei parametri dei siti già esistenti e creati per essere indicizzati secondo il vecchio algoritmo con il nuovo?
E poi c’è il secondo fattore: come rielaboro le ricerche senza senso grammaticale, proprio come gli ho insegnato, a miliardi di utenti?

Poi c’è da mettere insieme questi 2 fattori, insieme alle 2 considerazioni, per avere un risultato che abbia senso.

E funziona? A volte si, a volte no.

Mentre il nuovo algoritmo funziona alla grande per quelle pagine che, effettivamente, rispondono ad una domanda, tipo “come aumento le vite a candy crush?”,  sembra avere più di un problema quando si cercano informazioni meno precise, come per esempio un qualsiasi prodotto commerciabile: “scheda microsd” o meglio “scheda micro sd 16gb”.

E’ qui che hanno ammazzato il re

Nelle ultime due ricerche io, e immagino anche voi, oramai vedo solo comparatori e shop online, che sono utili, il dio delle macchine me ne scampi se dico il contrario, ma del famoso contenuto tanto decantato da google ne hanno ben poco, e spesso appaiono gli stessi siti anche in 2 o 3 posizioni contigue.

Se ieri bastava una di queste ricerche per avere uno stuolo di blog che parlavano di questa o quella scheda oggi non basta più; sono spariti, e non dico che sono alla pagina 10 dei risultati, dico proprio spariti.

Già su queste ricerche si rischia di vedere la famosa frase: “Al fine di visualizzare i risultati più pertinenti, sono state omesse alcune voci molto simili alle XXX già visualizzate.” già a pagina 10 o 11.

e qui vediamo la frase che fa da crociera per l’estrazione dei risultati: “I più pertinenti”.

La pertinenza è uno dei fattori divenuti importanti, ma riuscire a capire, per una macchina, qual’è la pertinenza non è facile, e diventa ancor meno facile con una lingua come la nostra, piena di sfumature e doppi sensi che vengono interpretati durante la lettura.

La morale è sempre quella

Chi è appassionato dei cortometraggi di Matt Cutts avrà sicuramente visto la puntanta in cui dice di scrivere delle cose che si conoscono, dando un valore aggiunto al contenuto con opinioni personali, test fatti, esperienze e via dicendo. E’ giusto, ma non sono indicazioni, è buon senso.

Ecco, per questo io mi sono fatto un’idea: io credo che Matt abbia pochi amici.

Già nella mia cerchia di amici potremmo aprire 1 sito a testa che parla della qualità del metallo degli attacchi delle macchine fotografiche portando esempi ed esperienze personali, figurati quanti siti potremmo fare se dovessimo parlare di fotografia in generale!

E non è perchè i miei amici sono tutti progettisti della canon e della nikon, è perchè in Italia ognuno ha una conoscenza elevata per le passioni che segue.
Noi Italiani, per fare un esempio stupido, non andiamo in settimana bianca perchè abbiamo la passione per lo sci, noi andiamo in settimana bianca per vedere se l’anno prossimo possiamo qualificarci per i mondiali di Lillehammer!

E questo non riguarda solo i blog come il mio.

Tutte le società che lavorano con i contenuti li scrivono al meglio delle loro capacità, cercando di scrivere contenuti sfruttando tutte le risorse dell’azienda, e pubblicandoli come se lo scrittore fosse in lizza per il Nobel di quell’argomento, anche se poi arriva all’ultimo posto.

E’ semplicemente giusto.

Conculsioni

E questa è una cosa che forse M.R. Google non ha capito fino in fondo, sia quando mostra “sono state omesse alcune voci molto simili alle XXX già visualizzate.”, perchè così uccidi gli ultimi, ma soprattutto non l’ha capito quando tra i primi 10 risultati mette siti in inglese (o addirittura in cinese), o quando cercando una funzione di php mi mostra come primo risultato il manuale in portoghese anzichè in italiano.

Questo modo di pubblicare i risultati ci dimostra che il sistema è appena nato, e forse in america questo nuovo sistema ha iniziato a muoversi bene, magari grazie alle caratteristiche della lingua inglese.
Ma forse per le lingue romanze e le lingue latine c’è bisogno di più tempo, c’è forse bisogno ti tenere il vecchio e il nuovo insieme, e forse c’è anche bisogno di capire una cosa che noi italiani sappiamo benissimo, ovvero che se una cosa funziona con l’inglese non è detto che funzioni anche con l’italiano.

Ma soprattutto vorrei avere risultati in italiano almeno quando cerco in italiano, perchè, te lo dico chiaramente Matt, se esce il risultato in cinese, allo scrittore specializzato che lavora nell’azienda italiana fai passare la passione.

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