Schermata del 2016-06-23 22:06:01

Che Web vuole Google?

Che web vuole google?

Chi non è avvezzo al mondo professionale di internet non se ne accorge, fa una ricerca arriva su una pagina ed ha la sensazione che quella sia la pagina di cui aveva bisogno, e se ci sono dei link proposti in maniera interessante allora clicca e continua a navigare, senza pensare troppo a capire se c’è qualcosa di meglio in giro.

Ora faccio una domanda: quanti cliccano sui link delle note a fondo pagina di wikipedia per approfondire l’argomento?

Google ci ha abituati alla navigazione “one page & stop”, proponendo la migliore risposta sulla prima pagina, o a voler essere evil, proponendo la prima pagina come se avesse la risposta alla domanda cercata.

Per arrivare primi sui risultati però non è importante il contenuto ma quanto sei popolare tra le altre pagine.

L’algoritmo di Google ha come base il calcolo dei link associati alla frase che viene linkata per arrivare ad una pagina. Più una pagina è linkata con le giuste parole più è in alto nei risultati.

In più, per aiutare l’algoritmo, si possono segnare i link per dire a google quali sono “validi” e quali “non sono validi” per assegnare questo peso.

Questo modo di operare ha fatto si che nascesse il business dei link, o come si dice in gergo la “link building”, ossia l’attività di linkare un sito dietro compenso.

Così facendo però, nel tempo, è venuta meno la vera natura di internet, ovvero quello della “conoscenza collettiva”, 10 anni fa conoscendo bene un argomento, che so la struttura di uno pneumatico, avrei scritto una pagina che spiega come è fatta la gomma di una macchina e avrei linkato senza pensarci ad una pagina che invece parlava di come è fatto un cerchione.
L’utente avrebbe avuto accesso alle informazioni che servono per capire come è fatta una ruota di una automobile in maniera totale.

Oggi non è più così, io il link alla pagina dei cerchioni lo metterei solo se mi pagassero almeno 10€.

Ma cosa comporta?

Con questo modo di operare di Google il risultato che si è ottenuto è che le pagine hanno sempre meno link, e se li hanno puntano allo stesso sito, chiudendo così la navigazione ad 1 solo sito e ricominciando da Google.

Certo è un bene per Google, prima cerco come si fa uno pneumatico, poi torno su Google e cerco come si fa un cerchione.
Ma l’utente? E chi fa i siti?

I grandi siti, e parlo dei grandi, sono diventati supercontenitori, sono sottoinsiemi organizzati di internet, tanto che è sempre più difficile trovare nuove idee interessanti.

Prendiamo Amazon, nato come e-commerce per i libri (ricordate?) ora è supermercato del tutto, dalle mutande di marca alle mensole per i muri, passando per macchine fotografiche, cellulari e quant’altro si possa vendere su internet.

Non conviene più fare un e-commerce, conviene mettere i prodotti su Amazon.

Analogo discorso sono i forum, conviene fare un gruppo su facebook!

E i blog e nanoblog? Sempre più sostituiti da account su twitter (o instagram se parli di cibo o foto)

E Google? Google vuole la one shot information, 1 click e poi torna su google a cercare quel che ti manca, e i webmaster stanno facendo proprio questo, siti sempre più specializzati, con sempre meno informazioni complementari all’argomento trattato.

Ma la domanda a cui bisogna dare una risposta è:
E’ questo il web che vorrei?

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