Via prenestina, c'era la pioggia a rendere l'effetto post atomico più reale.
Nella vecchia area industriale di roma, con edifici costruiti durante il boom economico degli anni 50 e 60 con le insegne originali sugli ingressi.
Abbiamo parcheggiato davanti ad un cancello, era l'unico posto disponibile.
La gente camminava sul ciglio della strada verso l'ingresso del RIFF.
Abbiamo atteso l'ingresso sbirciando le consolle dei dj, fuori intanto iniziava a piovere sempre di più.
Tante le domande e le risposte che passavano di bocca in bocca su quando suoneranno e quando ci faranno entrare.
Una danzatrice di Flamenco ed il suo chitarrista scendono dalle scale che portavano al locale al piano di sopra.
Piani di più di 5 metri, era un vecchio lanificio ora ristrutturato per eventi musicali.
Entriamo, a gruppi di 4.
Dentro ci aspetta un locale molto curato, con una bella balconata prensile che si affaccia sul verde di roma, tra acacie e cespugli pronti per la primavera.
Entrano i Transistors vestiti di nero con cravatta arancione. Mi ricordano una foto dei Kraftwerk.
Si sistemano ai loro posti, i supporti degli strumenti mi sembrano i cavalletti ed il theremin e i sintetizzatori sono i loro pennelli.
La tela è la voce di miss Ari.
Si inizia con Last Train, non è la versione sul loro myspace, Celentano direbbe che è più rock. Il video del singolo proiettato dietro al gruppo illuminava le facce del pubblico.
Le mani di ErMan danzano sul theremin, come se la musica fosse lì davanti e lui che con precisione la sposta, la riordina, la riorganizza, la fa saltare e la riprende. Mi viene voglia di costruirmene uno per poter vedere la musica anche io.
Inizia così il concerto che passa da canzone a canzone, la musica non è delicata come quella di Atelier,è potente, è anche più piena.
Nell'ultimo disco sono stati racchiusi e rivisti gli ultimi 30 anni di musica elettronica, di rock ed ovviamente di Jazz. Lo stile dei Transistors si è evoluto, è molto più efficace, diretto e veloce.
Le melodie si rincorrono e si appoggiano l'una sull'altra con continuità, creando dei nuovi canoni.
A confermare la mia idea la rivisitazione di Spyderotica a chiusura concerto, si è passati da Lounge più classico all'elettronica più ritmata e forte veleggiando sull'oceano del jazz. Tanto era pieno il sound che mi faceva impressione vedere che c'erano solo 5 musicisti ed una cantante.
L'unico neo di questo concerto è che è durato troppo poco!